Museo delle Armi – La Torre

Museo delle Armi

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La raccolta erudita di armi del Museo racchiude in sé lo spirito e la passione del suo creatore: il dott. Fosco Baboni, che con gesto generoso ha legato la sua collezione al Comune di Castellucchio. Fosco Baboni è stato un personaggio di spicco nella cultura: avvocato per professione, scrittore di commedie dialettali per il diletto proprio ed altrui ed infine appassionato di armi od “oplologo” per dirla con un termine erudito. Tale era la passione per le armi antiche che, pur senza seguire un filone specifico nella sua ricerca, il dott. Baboni ha acquisito una raccolta di pezzi di un discreto pregio storico.

Questa raccolta di armi risulta essere un coacervo molto eterogeneo; ad una prima osservazione, le armi medievali sono esibite assieme a testimonianze della Grande Guerra e nelle vetrine armi bianche occidentali sono accomunate ad armi orientali.

Questo era però l’interesse precipuo del dott. Baboni: l’arma come testimonianza universale della attitudine dell’uomo, in qualsiasi epoca ed in qualsiasi luogo, dimostrando, ancora ve ne fosse bisogno, che, al di sopra della considerazione, dell’uso e del significato dell’arma, questa è un fenomeno universale e come tale parte della nostra cultura.
Accanto al fondatore della raccolta non possiamo dimenticare il Comm. Vannozzo Posio, anch’egli collezionista ed oplologo, amico e consigliere del dott. Baboni, che in tante occasioni lo ha stimolato all’acquisto di pezzi per arricchirne la raccolta. Questi, dalla fondazione del Museo nel 1987 sino alla sua scomparsa avvenuta nel 2009, ha curato l’esposizione, pubblicandone un primo catalogo ragionato.
Con il tempo, dal primo nucleo, costituito da 61 armi bianche, 34 da fuoco e pezzi di “militaria” ed accessori, la raccolta si è arricchita con le generose donazioni di numerosi privati sino alla attuale consistenza che supera i 400 reperti. Si sono potute così allestire, nelle sale della torre civica, delle nuove verine, suddivise tematicamente tra le armi da caccia di elevato pregio artistico e quelle destinate ad un uso più comune, ma particolarmente legate agli abitanti ed al territorio di Castellucchio. Una sala è dedicata alle armi usate nei due principali conflitti mondiali, mentre al piano superiore della torre sono esposte le collezioni di recente acquisizione costituite da armi che spaziano dal periodo rinascimentale sino ai giorni presenti.

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Torre civica

La costruzione della torre civica di Castellucchio risale al 900. Alta circa 24 metri e con base quadrata (8 x 8 metri), riporta le classiche merlature e, subito sotto, la cella campanaria. Questa grande stanza ha su ogni lato una trifora che permette al suono delle campane di espandersi. 

Posta sul punto più alto del paese, piazza Arturo Pasotti, costituisce ancora oggi porta d’accesso al borgo Castello. Viene catalogata tra le costruzioni tipicamente difensive; la sua posizione permetteva infatti la protezione del territorio dalle incursioni dei Visconti di Milano e dai cremonesi.

Castellucchio, in quei tempi, era una grossa corte e pertanto facilmente attaccabile per ruberie. Nel 1100 la torre pare fosse di proprietà della famiglia Canossa, che la fortificò con grosse mura, camminamenti e torri di guardia. E’ documentata la prima incursione subita ad opera di Feltrino Gonzaga (1359) venuto da Reggiolo con 300 cavalieri e 200 fanti per rubare nei possedimenti dei suoi parenti. Lodovico Gonzaga (1370-80) rafforzò le fortificazioni esistenti nel Mantovano e ne costruì di nuove per difendersi dagli assalti di Bernabò.

Anche la torre di Castellucchio beneficiò dei lavori di miglioria. Successivamente assalti sono segnalati nel 1514-1516, in occasione della guerra tra francesi e veneti da una parte, spagnoli e austriaci dall’altra.

Nel 1707, l’amministrazione austriaca prese possesso del ducato dei Gonzaga, esaminò lo stato di torri e castelli per una più funzionale organizzazione della strategia militare. La torre di Castellucchio vista la precaria staticità, venne elencata tra le fortezze da demolire. Si iniziò con l’abbattimento delle mura di cinta. Il materiale ricavato venne impiegato per consolidare e fortificare i castelli e le residenze dei nobili vicini.
L’ingegner Jacopo Martinelli nel 1844, su incarico dell’amministrazione comunale, operò notevoli interventi per rafforzarla e ne modificò anche l’aspetto. Il tetto venne abbassato – in origine sormontava le merlature – e fu realizzata la cella campanaria con relativa intelaiatura in ferro.
Le campane del paese furono fuse nel 1844 da Pietro Cavadini e figli e benedette dal vescovo. Il loro peso varia dagli 800 ai 240 chilogrammi. Si chiamano San Giorgio la prima, in onore del patrono del paese; San Vincenzo la seconda; Santa Maria la terza (di proprietà del comune); San Francesco d’Assisi la quarta e San Giovanni Battista la quinta. Il concerto di queste campane è sulla nota fondamentale do maggiore.
Nel 1978, venuta a mancare l’opera manuale del campanaro fu installato un impianto elettrico. La ditta Melloncelli di Sermide automatizzò il suono delle campane.
L’orologio solare “meridiana” – contrapposto a quello meccanico – reca la scritta latina: “dividit umbra diem” (l’ombra divide il giorno). La lapide che si affaccia a piazza Pasotti (molto malandata e solo nella parte finale decifrata) porta la scritta: “Nel 1844/ unendosi a questo municipio/ la fabbriceria parrocchiale/venne ristrutturata/ed a miglio vita/ridotta”.
Nel 1987 l’amministrazione comunale ha deciso importanti lavori di restauro conservativo della torre. L’architetto Paolo Barsoni ha diretto i lavori di ristrutturazione tenendo conto dell’idoneità d’uso (sede della biblioteca, sala mostre e museo) ma conservando il più possibile l’identità storica. Sono state recuperate le feritoie esistenti nei lati pieni,la scala in mattoni che da sulla strada, la scala in legno alla “cappuccina” per i piani superiori, le travi portanti dei solai.